2 novembre 2011

A dangerous method

Posted in Amore, Biografia, Drammatico, Film recenti tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , a 00:20 di tridora89

Ho insistito per andare a vedere questo film “A dangerous method” al cinema. Per forza. Non solo perché è stato diretto da Cronenberg e io adoro questo regista, ma anche perché parla di psicoanalisi. Naturalmente essendo firmato da un regista come lui, non poteva che sfiorare argomenti che di solito gli stanno a cuore: parlo della tentazione, della carne, e del desiderio che porta alla perdizione umana. Il film parla di un medico e della sua paziente, affetta da nevrosi gravi perché maltrattata dal padre fin da bambina. La cosa interessante è che alla ragazza piaceva eccome, essere picchiata! Insomma si comincia bene, una figlia pazza a cui piace essere picchiata dal padre. Inutile quasi dire che la ragazza si ritrova ad essere l’amante del dottore che l’ha in cura già sposato con figli, creando una sorta di rapporto autodistruttivo per entrambi. Certe cose, non possono che andare a finire in un certo modo. L’argomentazione di questo film mi offre molti spunti di riflessione, la ragazza si era ammalata perché si faceva colpa e rinnegava il proprio piacere nel venire maltrattata e umiliata. La società dice che è sbagliato e una persona è considerata pazza se pensa o sente certe cose. Ma in realtà, quanto ci può fare bene tutta questa repressione, tutte queste convenzioni sociali che ci incastrano nella testa da secoli? E’ vero che se non reprimessimo certi istinti saremo tutti come animali, ma alla fine se non si fa male a nessuno come può giudicare qualcun altro, se questo è giusto o sbagliato? Anche se, come si fa a dire che non si fa male a nessuno?

Ma a parte queste domande che aleggiano nell’aria senza una risposta (perché una risposta non c’è a certe cose), mi ha colpito molto il fatto che il dottore, nonostante ci tenesse e fosse per come dire innamorato, non è riuscito a fare o dire nulla per impedire che tutto finisse così, come era iniziato, cadendo lui stesso in depressione. Prima ha rifiutato la ragazza anche in maniera piuttosto brutale, come se lei non fosse contata nulla, ma poi quando è lei ad andarsene perché ha paura di rimanere legata ad un uomo che non potrà mai avere, lui si dispera e capisce che non vuole perderla. Come dicevo prima, certe cose non possono che finire così, esattamente come sono iniziate, è logico che abbiano una fine tragica è quasi naturale per così dire. Una fine prevedibile, come per l’inizio. Ma c’è una spiegazione dietro ad ogni insolito comportamento: lui aveva bisogno di entrambe, sia di sua moglie che della sua amante per essere completo e felice, poiché entrambe davano a lui qualcosa che ognuna delle due da sola non possedeva. Da una parte, la sicurezza di una famiglia, dall’altra il desiderio e il proibito, la parte selvaggia e la libertà. Inutile dire che alla fine la meglio l’avrà sempre la sicurezza di una casa calda e di una donna amorevole, in linea di massima, poiché non si rischia tutto per la libertà.

Poi esistono sempre le eccezioni.

Battuta preferita:

“A volte devi fare qualcosa di imperdonabile per continuare a vivere.”

 

7 novembre 2010

Last night

Posted in Amore, Commedie, Film recenti tagged , , , , , , , , , a 22:09 di tridora89

“Last night”. Una sola notte. Due diverse facce del tradimento. Possibile che la parola tradimento abbia in verità due riscontri completamente diversi? Tutto si nasconde dietro una diversa motivazione. Ma come disse Alessandro Baricco, uno dei miei scrittori preferiti: “I perché si dimenticano.” e se i perché si dimenticano restano solo le azioni, i pensieri di un momento fuggono lontano dopo un po’ e resta solo la parola Tradimento. E per quanto cerchiamo di convincerci che siano situazioni diverse, che non possa tutto essere omologato nella parola tradimento, alla fine è proprio così. I perché si dimenticano. Resta solo ciò che hai fatto. Resta solo il rimpianto per quello che non hai avuto il coraggio di fare. Resta solo il senso di colpa per aver fatto troppo.

Vedere questo film mi ha fatto pensare ad una frase che mi disse la mia amica Une qualche tempo fa: “Quando sei innamorata devi poter credere che l’altro non ti farà mai del male, che non ti ferirebbe mai. E’ questa l’illusione dell’amore!” E’ la verità. Tutte le persone potrebbero comportarsi in modo spregevole, tutte allo stesso modo, non esiste un uomo o una donna speciale, esistono solo persone. E quando amiamo abbiamo bisogno di credere che l’altro sia diverso, che non potrebbe mai farci del male, che non potrebbe mai tradirci. In realtà siamo solo persone, siamo imperfetti. Siamo solo umani. Ma quando amiamo è come se l’altro diventasse un po’ un dio, qualcuno da venerare. Senza idealizzazione non c’è amore. E a volte il senso di colpa arriva proprio perché pensiamo che il nostro partner non potrebbe mai comportarsi in maniera tanto schifosa, mentre noi invece, l’abbiamo fatto eccome.

Battuta preferita:

“Nel cuore di tante notti in cui non riesco a dormire, io penso ancora a te.”

13 ottobre 2010

Lie to me

Posted in Serie tv, Thriller tagged , , , a 00:05 di tridora89

Spesso le persone mentono. Il compito di Cal Lightman il protagonista della serie “Lie to me” interpretato da un eccezionale Tim Roth, è di scoprire chi mente e perché. Non mi piace mentire in generale, e in quei rari casi in cui lo faccio è solo perché convinco me stessa della versione dei fatti, cioè in verità non sto mentendo agli altri, sto mentendo a me stessa per convincermi delle mie stesse parole. Fino a che delle volte non ricordo più quale sia la verità. Poi ci sono dei momenti in cui mi riaffiora alla mente un istante, quello in cui ho deciso che era andata in maniera diversa e ricordo qual’è la verità. Ma tutti mentono a se stessi, lo fanno per prendere decisioni importanti, ci convinciamo e illudiamo continuamente. Pensateci bene! Ci convinciamo che il nostro lui o la nostra lei ci ami, crediamo a noi stessi quando ci ripetiamo che andrà tutto per il meglio, soffochiamo la verità quando qualcosa ci ferisce e la manipoliamo a nostro piacimento per non farci troppo male. Abbiamo racchiuso dietro un muro la nostra versione dei fatti.

Mi sono appassionata a questa serie perché le bugie mi hanno sempre affascinato, mentire è un’arte che si coltiva lentamente e con fatica. Mi è facile individuare chi mente guardandolo negli occhi, ho fatto molta pratica nel corso degli anni con chi mi era intorno, ci sono i classici bugiardissimi che ingigantiscono le cose per elogiare loro stessi, come se si lodassero da soli. Poi ci sono quelli che mentono spudoratamente e poi ti rigirano la frittata per cercare di far ricadere la colpa su di te. O quelli peggiori di tutti che ti guardano negli occhi e ti mentono, ma hanno la gran bella faccia tosta di dirtelo in faccia, e ti convincono solo perché ti guardano mentre ti ripetono una frasetta del cazzo che si sono ripetuti cento volte in testa per riuscire a dirtela così, in viso non cogli nessuna emozione, perché non ne provano in quel momento.

Inoltre questa serie è utile per chi vuole smascherare i bugiardi in giro per il mondo, ormai per me è diventata un’ossessione! Mi guardo intorno e cerco di cogliere le micro espressioni nemmeno fossi un detective. E’ utile avere una chiave di lettura e non andare sempre a intuito. Tim Roth in questa serie è più figo che mai! Già lo stimavo quando ha interpretato Novecento ne “La leggenda del pianista sull’oceano” o Mr. Orange in “Le iene”, ma in questo caso tutta la serie vale anche solo per vedere ogni volta la sua fronte corrugata quando cerca di cogliere le espressioni degli indiziati durante gli interrogatori. E non parliamo della sigla d’entrata, non so esattamente perché ma ne vado matta! E’ pulita, con tutti quei volti, quei primissimi piani sui particolari… La mia sigla preferita, finora.

Scene preferite:

Istruttivo ogni interrogatorio! Geniali le domande indiscrete, quelle fatte a bruciapelo. E poi quello sguardo di chi conosce la verità. Da manuale sia nella recitazione che nella sceneggiatura!